Finalmente, dopo un lungo periodo, sono riuscito ad aggiornare il sito trasferendomi su Blogspot. I contenuti saranno gli stessi, ma spero che la nuova veste grafica sia un pochino più accattivante. Purtroppo però, ritornando a casa dopo l'esperienza universitaria, non ho più la possibilità di accedere alla fibra ottica che avevo a Bologna e mi dovrò accontentare del 56k. La possibilità che avevo in precedenza di spaziare tra i diversi siti, oggi mi è preclusa, ma cercherò di provare a scrivere qualcosa ugualmente.
Ovviamente non potevo non commentare quello che è successo recentemente in Siria e Libano, con i due attentati terroristici di stampo islamista. Per analizzare il problema mi sono affidato all'analisi che Omayma Abdel Latif ha fatto per il Carnegie Endowment sul salafismo in Libano (che vi consiglio caldamente di leggere se siete interessati all'argomento).
Quello che appare sempre più evidente in queste ore è che i due attentati sono stati considerati dal regime siriano come interconnessi. L'agenzia di stampa governativa ha fatto sapere che l'automezzo esploso a Damasco proveniva da un paese arabo limitrofo. Alla luce di quello che sta accadendo in queste ore sembra evidente che Assad ritenga la zona nord del Libano ed in particolare i dintorni di Tripoli come "responsabili" o quantomeno "parzialmente coinvolti" rsispetto a quanto è avvenuto a Damasco la settimana scorsa.
In quella parte del paese sembra che i movimenti islamici abbiano infatti trovato terreno fertile per crescere ed in qualche modo prosperare dopo la cacciata dei siriani in seguito alla morte di Hariri(2005). In quest'area, secondo quanto riporta Latif, si è instaurata una tacita alleanza tra Mustaqbal (il movimento del figlio di Hariri) e i movimenti più conservatori della comunità sunnita. Al di là del ruolo della Jamaa Islamiyya, i membri della Fratellanza Musulmana, alcuni movimenti di origine Salafita, ben più radicali rispetto ai Fratelli, sembrano essere attivi in quella zona. Secondo Latif il movimento islamico sunnita rimane comunque molto variegato, oltre che diviso, e ben poco inquadrabile rispetto ai canoni tradizionali. Una parte, come Al Ahbash, è molto vicina alla Siria. Un altra parte invece si è avvicinata ad Hezbollah in seguito alla guerra del Libano del 2006, a cui ha fornito anche alcuni uomini per la propria lotta contro Israele.
Dopo questa breve introduzione credo che le domande a cui rispondere, dopo gli ultimi giorni, possano essere le seguenti.
1) Se la matrice degli attentati in Libano ed in Siria è la stessa, che cosa vogliono queste persone ? Sono davvero alleate di Al Qaeda o sono invece indipendenti ?
2) Quali conseguenze avrà la mossa siriana di schierare 10.000 uomini al confine con il Libano rispetto al processo di pace con Israele ?
3) Davvero la Siria è in un momento di difficoltà e le trame di potere al suo interno rischiano di far crollare il regime ? Perchè Damasco ora è diventato un luogo di attentati, quando invece in passato non lo era ?
4) Quali saranno le conseguenze di questi attentati? Dobbiamo aspettarci che la Siria ritorni in Libano e che la politica del paese dei Cedri faccia un passo indietro rispetto alla situazione pre accordi di Doha ?
Le mie risposte sono:
1) I salafiti attaccano i militari in Libano probabilmente come vendetta perchè è stato lo stesso esercito ha porre fine all'esistenza di Fatah Al Islam qualche tempo fa. Colpire la Siria è invece una questione più complessa. Potrebbe essere un avvertimento sulla sua nuova politica nei confronti di Israele. Se Damasco decidesse di cambiare parte e smettere di essere il paese guida del fronte arabo del rifiuto le conseguenze sarebbero il ritorno del terrorismo di matrice islamica al suo interno. C'è anche chi sostiene che si tratta di una vendetta, da parte dei gruppi terroristici sponsorizzati dal regime in Iraq, che ora colpiscono la mano di chi li ha protetti.
b) Il ruolo di Al Qaeda sembra essere stato marginale fino ad ora e non ci sono veri motivi per credere che le cose siano cambiate. La spinta della Al Qaeda degli esordi si è oggi esaurita. La diaspora afgana è finita. Probabilmente i terroristi di oggi sono persone che hanno fatto la guerra in Iraq, ma nessuno lo può dire con certezza.
2) L'avvertimento che Assad ha fatto avere al Libano è decisamente chiaro. Il regime Alawita considera la zona di Tripoli importante per la propria sicurezza nazionale. La necessità di portare avanti il processo di pace con Israele renderà però secondo me impossibile alla Siria un intervento diretto nel paese. E' altresì evidente che il processo di smarcamento della Siria dall'Asse dal Male, culminato con il suo recente inserimento nell'Unione per il Mediterraneo di Sarkozy, sarebbe azzerato da una sua nuova occupazione del paese dei cedri. A meno ovviamente di un eventuale "semaforo verde" da parte degli Stati Uniti. Rimangono sul tavolo altre forme di intervento da parte dei servizi segreti siriani, oppure un intervento delle forze amiche siriane contro i movimenti salafiti.
3) Non credo che oggi la Siria sia diventato un paese instabile sul modello iracheno. I Servizi segreti rimangono un organismo potente e difficile da battere. Le voci sul colpo di stato di Shawkat di qualche mese fa sono state messe in giro dagli oppositori del regime e rimangono tutte senza riscontro effettivo. Appare evidente che la Siria di Bashar Assad non è più quella del padre Hafez. Il recente colloquio di pace con Israele ha messo in luce che Damasco non assume più quella posizione radicale di scontro con il paese ebraico, che seguiva negli anni 70 - 80, ma sembra essere più pragmatica e più desiderosa di porre termine al lungo conflitto con le IDF. Le conseguenze per chi, fra gli arabi, fa la pace con Israele possono rivelarsi però davvero insidiose. Rimango dell'idea che il recente attentato a Damasco è un avvertimento in tal senso.
4) Non credo proprio. Le conseguenze principali potrebbero essere per il movimento di Hariri. Mustaqbal infatti subirà pressioni per tagliare definitivamente i legami con i movimenti Salafiti, in vista delle elezioni del prossimo anno. Se Hariri deciderà di fornire una coperta politica a questi estremisti sicuramente qualcuno a Damasco non sarà felice.
Quello che appare sempre più evidente in queste ore è che i due attentati sono stati considerati dal regime siriano come interconnessi. L'agenzia di stampa governativa ha fatto sapere che l'automezzo esploso a Damasco proveniva da un paese arabo limitrofo. Alla luce di quello che sta accadendo in queste ore sembra evidente che Assad ritenga la zona nord del Libano ed in particolare i dintorni di Tripoli come "responsabili" o quantomeno "parzialmente coinvolti" rsispetto a quanto è avvenuto a Damasco la settimana scorsa.
In quella parte del paese sembra che i movimenti islamici abbiano infatti trovato terreno fertile per crescere ed in qualche modo prosperare dopo la cacciata dei siriani in seguito alla morte di Hariri(2005). In quest'area, secondo quanto riporta Latif, si è instaurata una tacita alleanza tra Mustaqbal (il movimento del figlio di Hariri) e i movimenti più conservatori della comunità sunnita. Al di là del ruolo della Jamaa Islamiyya, i membri della Fratellanza Musulmana, alcuni movimenti di origine Salafita, ben più radicali rispetto ai Fratelli, sembrano essere attivi in quella zona. Secondo Latif il movimento islamico sunnita rimane comunque molto variegato, oltre che diviso, e ben poco inquadrabile rispetto ai canoni tradizionali. Una parte, come Al Ahbash, è molto vicina alla Siria. Un altra parte invece si è avvicinata ad Hezbollah in seguito alla guerra del Libano del 2006, a cui ha fornito anche alcuni uomini per la propria lotta contro Israele.
Dopo questa breve introduzione credo che le domande a cui rispondere, dopo gli ultimi giorni, possano essere le seguenti.
1) Se la matrice degli attentati in Libano ed in Siria è la stessa, che cosa vogliono queste persone ? Sono davvero alleate di Al Qaeda o sono invece indipendenti ?
2) Quali conseguenze avrà la mossa siriana di schierare 10.000 uomini al confine con il Libano rispetto al processo di pace con Israele ?
3) Davvero la Siria è in un momento di difficoltà e le trame di potere al suo interno rischiano di far crollare il regime ? Perchè Damasco ora è diventato un luogo di attentati, quando invece in passato non lo era ?
4) Quali saranno le conseguenze di questi attentati? Dobbiamo aspettarci che la Siria ritorni in Libano e che la politica del paese dei Cedri faccia un passo indietro rispetto alla situazione pre accordi di Doha ?
Le mie risposte sono:
1) I salafiti attaccano i militari in Libano probabilmente come vendetta perchè è stato lo stesso esercito ha porre fine all'esistenza di Fatah Al Islam qualche tempo fa. Colpire la Siria è invece una questione più complessa. Potrebbe essere un avvertimento sulla sua nuova politica nei confronti di Israele. Se Damasco decidesse di cambiare parte e smettere di essere il paese guida del fronte arabo del rifiuto le conseguenze sarebbero il ritorno del terrorismo di matrice islamica al suo interno. C'è anche chi sostiene che si tratta di una vendetta, da parte dei gruppi terroristici sponsorizzati dal regime in Iraq, che ora colpiscono la mano di chi li ha protetti.
b) Il ruolo di Al Qaeda sembra essere stato marginale fino ad ora e non ci sono veri motivi per credere che le cose siano cambiate. La spinta della Al Qaeda degli esordi si è oggi esaurita. La diaspora afgana è finita. Probabilmente i terroristi di oggi sono persone che hanno fatto la guerra in Iraq, ma nessuno lo può dire con certezza.
2) L'avvertimento che Assad ha fatto avere al Libano è decisamente chiaro. Il regime Alawita considera la zona di Tripoli importante per la propria sicurezza nazionale. La necessità di portare avanti il processo di pace con Israele renderà però secondo me impossibile alla Siria un intervento diretto nel paese. E' altresì evidente che il processo di smarcamento della Siria dall'Asse dal Male, culminato con il suo recente inserimento nell'Unione per il Mediterraneo di Sarkozy, sarebbe azzerato da una sua nuova occupazione del paese dei cedri. A meno ovviamente di un eventuale "semaforo verde" da parte degli Stati Uniti. Rimangono sul tavolo altre forme di intervento da parte dei servizi segreti siriani, oppure un intervento delle forze amiche siriane contro i movimenti salafiti.
3) Non credo che oggi la Siria sia diventato un paese instabile sul modello iracheno. I Servizi segreti rimangono un organismo potente e difficile da battere. Le voci sul colpo di stato di Shawkat di qualche mese fa sono state messe in giro dagli oppositori del regime e rimangono tutte senza riscontro effettivo. Appare evidente che la Siria di Bashar Assad non è più quella del padre Hafez. Il recente colloquio di pace con Israele ha messo in luce che Damasco non assume più quella posizione radicale di scontro con il paese ebraico, che seguiva negli anni 70 - 80, ma sembra essere più pragmatica e più desiderosa di porre termine al lungo conflitto con le IDF. Le conseguenze per chi, fra gli arabi, fa la pace con Israele possono rivelarsi però davvero insidiose. Rimango dell'idea che il recente attentato a Damasco è un avvertimento in tal senso.
4) Non credo proprio. Le conseguenze principali potrebbero essere per il movimento di Hariri. Mustaqbal infatti subirà pressioni per tagliare definitivamente i legami con i movimenti Salafiti, in vista delle elezioni del prossimo anno. Se Hariri deciderà di fornire una coperta politica a questi estremisti sicuramente qualcuno a Damasco non sarà felice.